Tutto ebbe inizio da una flebile luce.
All'inizio non c'era nulla.
Poi, in un istante, tutto.
Tredici miliardi e ottocento milioni di anni fa, da un punto più piccolo di una virgola, nacque ogni cosa: lo spazio, il tempo. La nostra realtà.
Miliardi di stelle.
Miliardi di mondi.
Ognuno con le sue leggi. Ognuno solo. Eppure tenuti insieme
da una forza invisibile che chiamiamo gravità. E che forse, in fondo,
è solo un altro nome per la malinconia delle cose lontane.
Il 95% dell'universo
è invisibile.
Non perché sia lontano. Perché non sappiamo cosa sia.
Lo chiamiamo materia oscura. Un nome elegante per dire: non lo sappiamo.
Danzano attorno alle stelle.
Fedeli, silenziosi.
Ogni pianeta è un orologio: gira sempre allo stesso modo, da miliardi di anni. E, proprio su uno di essi, risiede la culla, la casa e la tomba dell'umanità.
I mostri silenziosi
del cosmo.
Là dove la luce si arrende, lo spazio si piega e il tempo si dimentica
di scorrere. Un buco nero è la quintessenza dell'impossibilità,
per l'uomo, di comprendere ciò che più lo affascina.
La luce che vedi stanotte
è partita millenni fa.
Stai guardando indietro nel tempo. Ogni notte è un archivio.
Anche tu, visto da qualche stella lontana, non sei ancora nato.
Siamo fatti di stelle.
E non è una metafora.
Una cometa, prima, è passata vicino. Ha portato con sé pezzi di un sistema solare lontano. Forse anche tu sei arrivato così — su una scia di polvere che nessuno aveva chiamato.